Alberobello

Atmosfera da fiaba nel paese dei trulli Sono stati dichiarati dall’UNESCO “patrimonio dell’umanità”.
Freschi d’estate e caldi d’inverno sono il miracolo di un’architettura semplice e geniale.

  E all’improvviso nella Valle d’Itria ecco spuntare case di fiaba. “Mi sveglio e vedo un paese di sogno, come se dormissi tuttavia”, scrisse incantato Gabriele D’Annunzio davanti ai trulli di Alberobello.  E per il giornalista e scrittore Paolo Monelli “damigiane parevano, un enorme deposito di damigiane di questo vino di Puglia così fervido e generoso”.

       Eppure mai tanta casualità fece nascere il patrimonio dell’umanità dei trulli, un bene definito unico e irripetibile dall’Unesco e come tale protetto. Pare che si debba tutto a un tipaccio come Giangirolamo Acquaviva d’Aragona, conte di Conversano detto il Guercio. Il quale, volendo andare a caccia e affrancarsi dalla corte di Napoli, impose ai suoi sudditi di costruire abitazioni che all’occorrenza potessero subito essere demolite in caso di controllo per non pagare tasse. Quindi pietre a secco con assoluto divieto di malta.  Anni fra 1400 e 1500.

  I trulli sono un sortilegio dell’architettura, soluzione povera e geniale con quella pietra un tempo straripante e senza prezzo. Lamine poggiate a mensola una sull’altra, in cerchi sempre più stretti fino all’imbuto finale. Un capolavoro della statica. Con una camera ad aria che si forma fra una chianca e l’altra ad assorbire gli sbalzi di temperatura e a mantenerla costante. Così i trulli, freschi d’estate e caldi d’inverno, sono il primo esempio di coibentazione naturale.